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Dio, Amore, Consumo, Sesso. “The 4. I padroni”

By 12 Febbraio 2021No Comments

E’ sempre affascinante ed interessante vedere un Public Speech di Scott Galloway, così come leggere i suoi libri. Oggi prendo spunto da “The Four. I padroni” per indagare le cause che si nascondono dietro al successo di quattro aziende potentissime. Google, Facebook, Amazon, Apple.

Come hanno fatto queste aziende a insinuarsi nella nostra vita in modo così capillare, rendendo praticamente impossibile evitarle (o boicottarle)? Perché il mercato azionario le ha perdonate per errori che avrebbero decretato il fallimento di qualsiasi altra impresa? E, soprattutto, perché, se abbiamo potuto migliorare la nostra vita con tecnologie che oggi sembrano semplici e che invece ci hanno portati sulla luna, oggi la moderna e potente tecnologia sembra peggiorare la vita delle persone e portare guadagni solo agli azionisti?

Cosa è successo? La risposta di Galloway è molto semplice: ci sono realtà che si presentano così bene, nella loro super tecnologia, ecologia, così all’avanguardia, poste nei posti della Terra dove si respira giovinezza e innovazione, che abbiamo lasciato che queste prendessero il sopravvento sulle nostre vite e coltivassero direttamente una relazione con i nostri organi vitali.

Partiamo dall’alto, dal CERVELLO. Quando non sappiamo qualcosa la chiediamo a Google. Google è il nuovo dio: ci aiuta quando siamo malati, ci dà le risposte alle domande che nessuno ha mai posto a nessun’altro al mondo, fa sentire al nostro cervello di essere compreso, gli parla direttamente, colma le nostre lacune. Crediamo più a lui che a chiunque altro, fosse il medico, il prete o l’insegnante.

Scendiamo giù al nostro organo vitale più amato, il CUORE. Abbiamo costantemente bisogno di essere amati e di amare. Ecco la mission di Facebook: ci costruisce un mondo di amore, di like, di amici, di scambi, di emozioni. Dà al nostro cuore ciò di cui ha bisogno. E allarghiamo anche agli altri social, naturalmente.

Abbiamo fame? Abbiamo paura di non avere abbastanza anche se abbiamo mediamente molto di più di quello che ci serve per vivere? E allora scendiamo nei nostri INTESTINI ed eccolo lì, Amazon: ci dà ogni bene materiale, compresi quelli di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza. Perché da sempre l’uomo ha più paura di non avere abbastanza che di avere troppo.

E quando sentiamo l’istinto ancestrale di spargere o prendere il seme della vita? Siamo arrivati ai nostri ORGANI RIPRODUTTIVI. Pensate forse che il vostro iphone12 sia un semplice telefono o che l’Apple Swatch un orologio? Non ingannatevi: sono il vostro modo di dire al mondo che accoppiandovi con voi si ottiene una progenie più smart, bella e di successo che accoppiandosi con chi vi chiamerà con un Motorola o che indossa uno Swatch!

Ecco perché non possiamo farne a meno. Ecco perché perdoniamo loro ogni cosa, compreso quella di non pagare le tasse, eludere le leggi sulla comunicazione, spargere fakenews, fare ammende ridicole, vendere i nostri dati e, in ultima analisi, far sì che una tecnologia innovativa porti l’1% di benessere all’umanità e il 99% agli azionisti, ribaltando quello che è stato l’origine delle invenzioni dell’uomo.

La conclusione di Scott, dopo dieci anni di studio di Amazon, Apple, Facebook, Google è che hanno a disposizione le migliori menti del mondo, hanno connessioni con tutte le discipline sociali, psicologiche, tecnologiche, economiche, possono contare sul PIL pari a quello di uno stato come l’India e cosa possono davvero fare per noi? Forse organizzare le informazioni di tutto il mondo? Connetterci l’uno con l’altro? Creare collaborazioni e mutui benefici tra gli uomini?

No, il capitale creativo e umano più straordinario del mondo ha una vera ed unica mission: quella di venderci un ennesimo e fottutissimo altro bene di consumo. Stop.

E se volete saperne di più, vi consiglio questo TED https://www.ted.com/talks/scott_galloway_how_amazon_apple_facebook_and_google_manipulate_our_emotions/transcript?language=it#t-872039

Forse non c’è modo di salvare il mondo, ma se Scott è professore universitario, forse una speranza c’è.

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